
Oggi vi vogliamo parlare di un’esperienza a Milano che abbiamo tanto desiderato, atteso e sempre dovuto rimandare, assolutamente esclusiva ed unica nel suo genere, non perchè non possa essere vissuta da chiunque ami immergersi nel mondo della mixology di alto livello, ma in virtù del fatto che questo ‘scrigno segreto’ si definisce il cocktail bar più piccolo del mondo e lo è davvero. L’arte della miscelazione dietro una porticina di legno si sprigiona infatti in soli 4 metri quadrati, 4 posti a sedere e 1 barman al bancone; ci riferiamo ovviamente al ‘Backdoor43’ (Ripa di Porta Ticinese 43, in piena zona Navigli).
Il ‘Backdoor43’, perla nel mondo dei cocktail bar dal 2015, è la terza creazione di Flavio Angiolillo e Farmily Group e si propone ai suoi avventori in due modalità; una esterna rivolta a tutti con un servizio take away o di pochi tavoli dove accomodarsi dopo aver chiesto ed atteso il proprio drink (passato attraverso una piccola finestrella rettangolare da cui si sporgono solo le mani di chi sta all’interno) oppure prenotando uno slot di 1 ora entrando in quella porticina di legno che si apre ed è lì dietro che si vive il vero spirito del Backdoor.
Varchiamo la soglia e ci accoglie Gigi che già avevamo conosciuto e apprezzato al ‘Mag Cafè’ (altro locale della Farmily Group), scoprendo così con piacere che sarebbe stato proprio lui ad accompagnarci in questo ‘viaggio’. I 4 metri quadrati del Backdoor sono un mix di dettagli legati al mondo dei viaggi, il mood è quello degli speakeasy del periodo del Proibizionismo, si sviluppa in altezza con scaffalature che espongono oltre 200 etichette di whisky da tutto il mondo a ricreare una galleria stile whisky room e poi il bancone posizionato sul lato adiacente a quella piccola finestrella, unico collegamento con il mondo esterno, con alle spalle le preparazioni di propria creazione per realizzare i drink dentro ampolle, fiale e piccoli cassettini di legno, una specie di chemistry lab stile 1800 e 1900. Ci siamo accomodati e Gigi comincia la narrazione di quello che propone il Backdoor, dai sopracitati whisky alla signature list con cocktail riportati su cartoline effetto anticato (ad ogni drink la propria postcard con ingredienti e nome di chi li ha ideati) e poi c’è Gigi pronto a creare qualcosa di totalmente personalizzato indagando con qualche domanda sul mondo che si vuole ritrovare nel bicchiere. Abbiamo così scelto dalla signature un ‘Alternative Martini‘ (Mezcal Vida, trip Gin Bari edition by Tripstillery, Martini Riserva Amber Vermouth con timo e limone, profumo di bergamotto) dalle note affumicate di agave, fuse a sentori dolci di frutta tropicale, miele e una leggera sfumatura di zenzero e vaniglia. In seguito ci siamo affidati all’estro creativo di Gigi e il risultato è stato un drink perfettamente bilanciato con alla base tre gin differenti, note di frutta tropicale e un finale leggermente acidulo che richiama gli acini di uva, veramente delizioso. Non poteva mancare anche un assaggio dell’amaro prodotto dalla Farmily, un liquore alle erbe fresco con note di fave di cacao, caffè e menta glaciale.
Durante questa ‘immersione’ al Backdoor43 l’elemento che rende l’esperienza unica è il rapporto di scambio e empatia che si crea inevitabilmente con il bartender, un elemento che ne sottolinea quel senso di esclusività che vi accennavamo all’inizio di questo racconto. Per prima cosa vogliamo ringraziare Gigi per la professionalità e cortesia che ci ha dimostrato, tutto la Farmily Group ma in particolare a Giorgio Nisoli per averci permesso di vivere con poco preavviso una esperienza molto bella e particolare…
Simone Ciloni










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